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Roma, fine anni Venti. Cecco e Nannì
Vencioni sono una coppia di
“borgatari” che vive in una baracca
di periferia. Lui è un fannullone
che pensa solo a starsene con gli
amici, giocare a carte e bere,
mentre lei cerca di mandare avanti
la casa come meglio può. Mentre sta
lavando i panni al lavatoio con le
altre massaie, una sua dirimpettaia,
la sora Cleopatra, l’accusa di avere
una relazione con un ricco signore,
accuse da cui scaturisce una
furibonda lite. Nannì torna a casa
sperando almeno lì di trovare pace,
invece riceve la visita di sora
Ghituccia, la pettegola di
quartiere, che confessa a Nannì di
“aver sentito” di alcune avventure
amorose di Cecco. Le cose si
complicano quando il comune invia un
esattore, il rag. Pecoretti,
incaricato di riscuotere i debiti
che la coppia ha maturato nei
confronti dello Stato, pena il
pignoramento dei mobili. L’ingresso
di Cecco salverà, almeno sul
momento, la coppia dalla rovina
totale. In realtà nessuno sospetta
che le accuse di Cleopatra sono vere
e che Nannì per pagare l’affitto è
costretta a concedersi al padrone di
casa, il commendator Lanzaretti. Il
giorno dopo Lanzaretti fa visita a
Nannì dicendole che sua moglie
durante un controllo ai beni della
famiglia, si accorge di un ammanco
derivante proprio dal mancato
pagamento dell’affitto. Per ciò è
deciso a mandare via di casa Nannì,
ma nonostante ciò il commendatore
cerca ancora di approfittare di lei.
Il tutto avviene proprio mentre
ritorna Cecco, che preso da un
impeto, colpisce Lanzeratti
ignorando chi sia in realtà. Il
commendatore, minacciando di
denunciare Cecco alle autorità,
pensa di avere la situazione in
pugno. L’arrivo di sua moglie
cambierà i suoi piani perché…
Due coppie, l’affitto da pagare e
l’eterna lotta fra ricchezza e
povertà: questi gli ingredienti de
“Na storia de borgata”, in cui la
risata si fa portavoce della
riflessione. Volutamente la storia è
datata agli inizi del ‘900, come
omaggio ai padri della commedia
cinica, quali Petrolini, Durante,
Zanazzo, anche perché
l’ambientazione consente di
evidenziare la scottante verità del
tema. La donna che si concede per
pagare l’affitto diventa la donna
che subisce le molestie sul posto di
lavoro, o in generale diventa il
simbolo di chiunque è costretto ad
essere vessato a causa della sua
condizione. Lontano dalla falsa
retorica che i ricchi sono “cattivi”
e i poveri sono i “buoni” la storia
mette in risalto il fatto che
chiunque pur di sopravvivere è
disposto a scendere a patti con la
propria coscienza. Non a caso la
morale la tira fuori il più
fannullone di tutti. A fare da
cornice due maschere, la vicina
pettegola e l’esattore integerrimo,
che alternano la risata al dramma, e
quindi alla riflessione. Riflettere
sul fatto che potrebbe far ridere
vedere una storia simile a teatro,
ma fa decisamente meno ridere sapere
che questa è tratta da esperienze
reali..
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