ASS. CULT. MLG presenta                                                    RASSEGNA...MOCI 2009

 

Compagnia "Vox Animae"

"Casa di bambola"

di Henrik Ibsen - Adattato e ridotto da Barbara Bulzomì
Regia: Barbara Bulzomì

Assistente alla Regia: Claudia Benedetto

Dal 17 al 19 Dicembre 2009  

Attori e personaggi:

Ilaria Carignola …………. Nora

Andrea Mangione ………. Torvald Helmer

Walter Bevilacqua ……… Dottor Rank

Debora D’Andrea ............. Karsten Linde

Fabio Natella ………….... Krogstad

Valentina Bellezza ……... Anne Marie 

 
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il viaggio di una donna verso la consapevolezza di sé, dei suoi diritti e delle sue potenzialità.

Una società di fine Ottocento che ancora relega la donna al ruolo di “graziosa bamboletta”, esclusivamente dedita a rallegrare i giorni del proprio sposo.

Potremmo definirlo un “dramma di formazione”: Nora matura con lo scorrere delle scene, delle battute, degli atti.

Lentamente, da “bambola” diviene “donna” e abbandona quel nido claustrofobico in cui l’aveva reclusa suo marito Torvald.

Nell’allestimento da me curato, un elemento scenografico molto importante è, appunto, la bassa staccionata posta dinanzi alla “quarta parete” del salotto di Casa Helmer.

Si terrà pieno rispetto del Naturalismo ibseniano, senza però trascurarne i chiari approcci Simbolisti. La staccionata alluderà, per l’intera durata dello spettacolo, ad un senso sotteso di prigionia: proprio come l’usignolo chiuso nella gabbia al centro della stanza.

Ma Nora saprà porre fine a questa reclusione: la rappresentazione si chiuderà proprio con la nostra eroina che esce di casa per non farvi più ritorno, utilizzando un’uscita mai attraversata prima (né da lei, né dagli altri personaggi). Infatti, il cancelletto di questa staccionata non è realistico: le entrate e le uscite “vere” della scenografia sono altre e sono tutte all’interno della “scatola ottica”.

L’uscita di scena di Nora attraverso questo cancelletto simbolico allude chiaramente alla liberazione della protagonista e alla sua fuga da quella “gabbietta dorata” in cui aveva vissuto fino a quel

momento. La sua uscita segnerà anche una palese rottura del “framing” della “quarta parete”: la “cornice”, che proteggeva quel salotto borghese nei rassicuranti limiti della “scatola ottica”, si dissolve e Nora va incontro alla sua nuova vita, nello stesso modo in cui l’attrice varca i confini del palcoscenico per fondersi con la platea, con il pubblico.

La lettura che verrà data di alcuni personaggi del dramma ibseniano sarà spesso più italica che norvegese. Un esempio su tutti: la governante Anne Marie non sarà connotata dall’austero rigore di matrice nordica. In Anne non vi sarà mai freddezza: sarà una giovane donna affettuosa e spiritosa; sempre discreta, ma teneramente complice delle gioie e dei dolori di Nora. Il suo delicato umorismo e la sua dolcezza materna rappresenteranno una ventata di freschezza anche nei momenti di maggior tensione narrativa. 

Al fine di rendere piacevole lo spettacolo ad un pubblico vario e disparato, si è scelto di ridurre la pièce da tre atti in due atti. La condensazione degli eventi ed il tentativo di evitare il più possibile i tempi morti ed i ritmi lenti, unitamente ad un’impostazione linguistica (e non solo) che ricerca la scorrevolezza, mirano a catturare l’attenzione degli spettatori e ad evitare il rischio della noia.

Anche la scelta delle musiche è studiata al fine di coinvolgere emotivamente il pubblico, pur mantenendo sempre un’eleganza formale, stilistica e tematica.

Le musiche, infatti, varieranno da brani classici come il “Notturno op.9 N.2” di Chopin, che aprirà lo spettacolo, fino al pop di “Testarda io” nell’esecuzione originale di Iva Zanicchi, in chiusura di rappresentazione.

Altro elemento accattivante, una breve coreografia studiata su un valzer di Franz Lehàr ed inserita nella Sesta scena del II atto. Sulle note di “Venite orsù sirene” (tratto da “La vedova allegra”), Nora e Torvald faranno i loro ultimi “passi” insieme: una specie di quiete prima della tempesta. Solo pochi istanti dopo, infatti, un ballo fra loro due sarebbe impensabile: la “tangenza” fra le loro due vite si spezza e le loro esistenze dovranno divenire “parallele”, distinte e lontane…

Barbara Bulzomì

 

 
 
 

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